Boundary significa “confine” e viene usato nel contesto del lavoro agile per indicarne uno dei rischi più caratteristici ovvero la perdita di confini tra vita professionale e vita privata. L’assenza di una separazione fisica tra casa e lavoro e anche nella stessa abitazione, la mancanza di un’area dedicata alla postazione e separata dai flussi di vita domestica, può tradursi in un’estensione incontrollata dei tempi di lavoro.
Notifiche continue, reperibilità costante, sovrapposizione di ruoli familiari e lavorativi e difficoltà a “staccare” mentalmente dal lavoro alimentano stress, affaticamento emotivo e senso di pressione continua.
Il rischio non è solo individuale ma anche organizzativo: modelli di lavoro basati sull’ “always on” possono compromettere il benessere psico-fisico e, nel lungo periodo, ridurre la qualità della prestazione lavorativa.
La gestione del boundary è strettamente legata a:
- diritto alla disconnessione: garantisce al lavoratore la possibilità di interrompere l’uso degli strumenti digitali di lavoro al di fuori dell’orario concordato, prevenendo l’estensione continua del tempo di lavoro e riducendo stress e affaticamento mentale.
- chiarezza degli obiettivi e degli orari: obiettivi ben definiti e tempi di lavoro condivisi aiutano a evitare ambiguità, sovrapposizioni e richieste implicite di reperibilità costante, favorendo un’organizzazione più sostenibile.
- cultura organizzativa: un contesto che valorizza risultati, fiducia e benessere, e non il controllo continuo, riduce la pressione dell’“always on” e sostiene comportamenti lavorativi equilibrati.
- alla capacità di autoregolazione del lavoratore: la possibilità di gestire in modo consapevole tempi, pause e carichi di lavoro è fondamentale per mantenere confini chiari tra vita privata e lavoro, soprattutto in assenza di separazioni fisiche.